László Moholy-Nagy, nato nel 1895 a Borsód, nell’Impero Austro-Ungarico, credeva profondamente nel potenziale dell’arte come strumento di trasformazione sociale, capace di collaborare con la tecnologia per migliorare la condizione umana. Artista poliedrico, educatore e prolifico scrittore, Moholy-Nagy sperimentò attraverso molteplici linguaggi, muovendosi con naturalezza tra arti visive e arti applicate, nella sua ricerca volta a mettere in luce l’interconnessione tra vita, arte e tecnologia. Tra le sue innovazioni più radicali vi furono le fotografie senza fotocamera (che definì “fotogrammi”), l’uso non convenzionale di materiali industriali nella pittura e nella scultura, le sperimentazioni su luce, trasparenza, spazio e movimento, e il suo contributo pionieristico all’arte astratta.
Nel 1915 Moholy-Nagy prestò servizio come ufficiale d’artiglieria nell’esercito austro-ungarico, periodo durante il quale realizzò schizzi e acquerelli. Dopo il congedo nel 1918, frequentò corsi d’arte e studiò gli antichi maestri, in particolare Rembrandt, insieme alle opere di Paul Cézanne, Vincent van Gogh e agli esponenti del Cubismo e del Futurismo. Entrò in contatto diretto con Magyar Aktivizmus (Attivismo Ungherese), il movimento d’avanguardia artistico e pacifista di grande influenza.
Nella primavera del 1920 si stabilì a Berlino, dove conobbe la futura moglie, la fotografa Lucia Schulz. Nella stessa città entrò in contatto con artisti dadaisti, già fonte d’ispirazione per il suo lavoro, e con i Costruttivisti. Iniziò a dipingere tele astratte, nelle quali forme geometriche e bande di colore generano strutture architettoniche sospese nello spazio. Nel 1922 partecipò alla sua prima mostra presso la galleria d’avanguardia Der Sturm a Berlino, con opere realizzate in materiali industriali. È in questo periodo che iniziò anche le sue sperimentazioni con i fotogrammi.
Dal 1923 al 1928 Moholy-Nagy insegnò al Bauhaus di Weimar e Dessau, diede vita insieme a Walter Gropius alla collana dei Bauhaus Books, e collaborò con il designer Herbert Bayer alla progettazione tipografica del materiale Bauhaus. Continuò a dipingere, pubblicò litografie e realizzò fotomontaggi assemblando materiali tratti da riviste e giornali in combinazioni sorprendenti. La fotografia assunse un ruolo sempre più centrale nella sua ricerca, in linea con la sua idea della “nuova visione”: un nuovo potere espressivo basato su inquadrature e prospettive non convenzionali. Nel 1930 incontrò la pittrice Hilla Rebay, consulente di Solomon R. Guggenheim, che iniziò a collezionare ampiamente le sue opere per la nascente raccolta di arte astratta e non oggettiva del futuro Guggenheim Museum.
Nel 1930 Moholy-Nagy realizzò il film Light Play: Black-White-Gray, che presentava il suo dispositivo cinetico luminoso Light Prop for an Electric Stage (1930). Dopo aver lasciato il Bauhaus nel 1928, si era nuovamente trasferito a Berlino, dove iniziò a dedicarsi ad attività artistiche più commerciali, tra cui grafica pubblicitaria, tipografia e scenografia. Nell’inverno del 1931 conobbe la scrittrice Sibyl Pietzsch, che divenne la sua seconda moglie. Nel 1934, a causa dell’ascesa del nazismo, lasciò Berlino per Amsterdam; qui collaborò con artisti e architetti di De Stijl, sperimentò la fotografia a colori, tenne regolarmente mostre e conferenze.
Nel luglio 1937 Moholy-Nagy salpò per Chicago, invitato dall’Association of Arts and Industries a dirigere il New Bauhaus: American School of Design (poi riaperta nel 1939 come School of Design e successivamente rinominata Institute of Design, oggi parte dell’Illinois Institute of Technology). Parallelamente all’intenso lavoro amministrativo, continuò a sviluppare le sue ricerche artistiche in vari linguaggi ed espose ampiamente. Fu particolarmente affascinato dalle proprietà di trasparenza del plexiglas, con cui realizzò i suoi Space Modulators, ibridi tra pittura e scultura modellati a mano che proiettano intricate ombre. Moholy-Nagy cercò sempre nuovi materiali e nuovi metodi, nella ferma convinzione che l’integrazione tra arte, tecnologia ed educazione potesse costituire uno strumento fondamentale per la comunicazione e la diffusione della conoscenza. L’intera sua opera testimonia il suo impegno verso il Gesamtwerk, l’opera totale, che rappresentò la sua missione per tutta la vita.